Trattamento delle lesioni sportive

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Descrizione:

La crescente automazione avvenuta dalla fine della seconda guerra mondiale ha consentito alla popolazione italiana di avere a disposizione più tempo libero da dedicare alle attività sportive. Come conseguenza si è assistito ad un incremento delle lesioni traumatiche. Se si osserva il numero di sportivi che si recano giornalmente in un P.S. si può notare che questi rappresentano una percentuale molto elevata del totale degli infortunati. Questo dato invita a riflettere sulle cause di una così elevata incidenza traumatica nello sport, non spiegabile solo con l’aumento del numero dei praticanti. Esistono infatti almeno 4 fattori responsabili di questo fenomeno: 1) il notevole incremento delle prestazioni sportive 2) un sempre più elevato agonismo 3) un precoce inizio dell’attività sportiva agonistica 4) un maggior numero di soggetti  sportivi in età adulta o avanzata.

La ricerca delle cause di infortunio, il trattamento e la prevenzione soprattutto dei soggetti in accrescimento, rappresentano il motivo per cui è nata la traumatologia dello sport.

Attualmente esistono diverse definizioni alcune molto diverse tra loro ma che vengono applicate in modo utilitaristico a secondo dello scopo che si vuole ottenere. Frequentemente viene associata alla chirurgia del ginocchio in quanto negli ultimi anni entrambe hanno avuto un grosso sviluppo soprattutto per quanto riguarda la traumatologia capsulo-legamentosa. Questa definizione è decisamente riduttiva in quanto il trattamento delle lesioni del ginocchio rappresenta una piccola parte di questa materia. Ma soprattutto non rispecchia le finalità per le quali è nata e si è sviluppata nel corso degli anni.

Le basi della traumatologia dello sport traggono origine dall’interesse di alcuni medici italiani che si occupavano di malattie del lavoro che quasi cent’anni fa si accorsero della somiglianza di queste con quelle sportive. Dopo pochi anni (1929) venne fondata la società di Medicina dello Sport e nel 1980 un gruppo di ortopedici fondò la prima società di traumatologia dello sport nel mondo. In seguito queste società si sono moltiplicate ed anche in Europa abbiamo assistito ad un notevole incremento che le ha portare a confederarsi nell’ EFOST che regolarmente svolge il suo congresso.  

Quello che caratterizza queste società è la diversa filosofia di approccio alle lesioni sportive. Questa viene vista come l’ultimo atto di un concatenarsi di eventi dei quali occorre riconoscerne le cause e trovarne i rimedi. In questa ricerca sono accomunati sia gli ortopedici ma soprattutto i medici dello sport, i fisiatri, gli allenatori ed i fisioterapisti. Oltre a questi partecipano fisiologi, biologi, bioingegneri ed altre figure che man mano si vanno ad aggiungere anche a secondo del particolare momento storico. Ad esempio attualmente hanno assunto particolare importanza i medici legali.

E’ chiaro quindi che il trattamento delle lesioni sportive non è l’unico scopo che si prefigge la traumatologia dello sport anche se rappresenta l’aspetto, forse, più evidente.

In questo campo vi è una differenza che consiste nello studio particolarmente attento delle lesioni croniche più che di quelle acute in quanto tipiche di ogni sport.  Mentre la distorsione di ginocchio è una lesione a cui può andare incontro sia la persona sedentaria che lo sportivo agonista in quasi tutte le discipline, ad esempio il “ginocchio del saltatore” è tipico solo di alcuni sport.  Le lesioni di questo tipo chiamate da sovraccarico funzionale sono le più temibili in quanto nel momento in cui si manifestano si trovano già nello stato più grave e difficilmente curabile come nel caso delle sindromi retto-adduttorie (pubalgia). L’unico rimedio quindi è prevenire l’insorgere di tali malattie agendo su fattori intrinseci ed estrinseci. I fattori intrinseci sono quelli legati alla conformazione dell’atleta, anche da un punto di vista dinamico. In questo modo risulta fondamentale la correzione di alcune deformità come un eccesso di pronazione della sottoastragalica, una dismetria degli arti inferiori, le rigidità articolari che possono essere del tutto ininfluenti nella vita quotidiana ma diventano estremamente importanti nella vita agonistica. I fattori estrinseci sono legati al tipo di sport praticato e quindi è necessario che il medico sia a conoscenza delle caratteristiche tecniche dello sport praticato in modo da agire velocemente e con appropriatezza. Spesso è necessario conoscere anche i metodi di allenamento, i tempi di applicazione degli esercizi, gli attrezzi utilizzati. Frequentemente si ottiene una rapida e completa guarigione solo modificando ad es. l’altezza della sella ed il tipo di pedale in un ciclista, oppure riducendo la durata di un allenamento.

Le patologie traumatiche dell’accrescimento rientrano nel campo di applicazione della traumatologia dello Sport. La loro importanza risiede nel fatto che il maggior numero di sportivi in assoluto è compresa nella fascia di età che va da 10 ai 20 anni e quindi nel periodo nel quale la maggior parte degli individui è ancora nella  fase di accrescimento.  Spesso banali affezioni non vengono diagnosticate ai primi sintomi perché non conosciute e quindi nel tempo tendono ad aggravarsi fino a portare talvolta a lesioni invalidanti non solo per lo sport ma anche per la vita di relazione. In altri casi viene riconosciuta la lesione ma esistono altre motivazioni per evitare che l’atleta osservi un periodo di riposo o si sottoponga ad un trattamento adeguato. Purtroppo esiste anche il problema delle lesioni dovute al doping : questo fenomeno è molto più radicato di quello che si pensa ed è in grado di creare lesioni dell’apparato locomotore sconosciute fino a poco tempo fa.

La tutela di questi soggetti in accrescimento è fondamentale per evitare che lo sport sia causa di lesioni invalidanti per la vita futura.

La prevenzione a qualsiasi livello è quindi il fine ultimo che si prefigge la traumatologia dello sport. Ma per poter arrivare a questo è necessario conoscere tutti gli elementi che causano l’infortunio e l’unico modo è la ricerca scientifica che viene applicata seguendo 2 strade principali: la ricerca clinico-epidemiologica e quella sperimentale. I risultati ottenuti ci premettono di interpretare in maniera più obiettiva alcune impressioni che si ottengono osservando le  fasi di gioco e quindi di permettere all’atleta di ottenere migliori risultati e di diminuire la lesività dello sport praticato. Inoltre sono fondamentali per attuare la migliore forma di prevenzione possibile cioè quella collettiva. Infatti il sistema migliore di proteggere gli atleti è quella di modificare i regolamenti di gioco per evitare potenziali situazioni lesive. In questo campo si è fatto molto grazie alle ricerche eseguite in tutto il mondo per ogni singolo sport. Ad esempio nel calcio vengono puniti gli interventi da dietro perchè più difficili da prevedere per l’atleta  e quindi più rischiosi; nel rugby sono stati impediti alcuni tipi di placcaggio e meglio regolamentate le mischie chiuse, nel ciclismo è obbligatorio l’uso del casco. In generale si può affermare che in ogni singolo sport vi sono stati dei miglioramenti sensibili per quanto riguarda la sicurezza dell’atleta ma occorre ricordare che nel frattempo si sono modificati alcuni fattori come i materiali impiegati, l’aumentata forza muscolare degli atleti, l’aggressività di gioco e quindi si sono manifestate altre patologie generate da fattori nuovi. Ad esempio nel calcio l’uso dei tacchetti lamellari ha modificato la lesività del ginocchio, oppure il tipo di gioco e l’aggressività ha aumentato il rischio di traumi contusivi in competizione. Nello sci la diffusione dei modelli “carvin” ha radicalmente modificato il rischio traumatico.

E’ quindi necessario che nonostante i successi ottenuti dal lavoro scientifico  della traumatologia dello sport si continui a produrre nuove ricerche per adattarsi sempre meglio ai cambiamenti che avvengono nell’attività sportiva.

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