Le strenne dell'ASST Gaetano Pini-CTO

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COLLANA STRENNE DAL 1879   clicca qui

 

 

di prof. Luca Clerici

La versione integrale del testo si legge come Introduzione alla strenna "Istituto Ortopedico Gaetano Pini - 140 anni di strenne. 1879-2019", edita da Silvana Editoriale nel 2020.

 

La cifra è tonda, e colpisce: pagina più pagina meno, sono la bellezza di 20.000 quelle offerte dal Presidio Pini ai suoi affezionati lettori a partire dal 1879, quando esce Il nuovo Presagio, la prima di tante strenne destinate “a portare ai ricchi e ai felici il saluto e l’augurio dei miseri”. Da allora questa pubblicazione è un immancabile appuntamento natalizio: più di 130 numeri, pubblicati attraversando due guerre mondiali (il volume dell’anno 1942 “pronto per la distribuzione, andò totalmente perduto nelle incursioni che devastarono l’Istituto”). E se si considera che ogni strenna è “riccamente illustrata” con decine e decine di immagini, l’imponenza del patrimonio iconografico proposto è addirittura sorprendente.

Le strenne del Pini raccontano Milano
Quanto ai contenuti di questa “bibliotechina abbastanza varia” concepita dal fondatore dell’Istituto dei Rachitici Gaetano Pini, va da sé che siano appunto vari, ma con un baricentro evidente: Milano. “Delineare il profilo della nostra città, ricostruire la sua dimensione umana ed esistenziale ha sempre costituito l’obiettivo delle pubblicazioni dell’Istituto Ortopedico Gaetano Pini”, si legge in una delle strenne. La maggior parte dei volumi sono dunque monografie dedicate a epoche storiche vissute dalla città meneghina (La signoria viscontea) e a singoli avvenimenti capitali come l’Esposizione Nazionale del 1881 (dove l’Istituto vince il primo premio), a grandi personalità milanesi (Manzoni e il medico-poeta meneghino Giovanni Rajberti), monumenti ambrosiani (La villa reale di via Palestro), chiese (il monastero maggiore di San Maurizio), istituzioni culturali (la pinacoteca di Brera, la Triennale , l’Università degli studi), collezioni patrimonio della città, dalle miniature della Trivulziana alla “inesauribile raccolta Bertarelli”, e poi usi e costumi locali. Con un’attenzione specifica per l’ospedale Gaetano Pini “quale parte pulsante della realtà milanese”, raccontato all’interno della sanità locale e della sua evoluzione, “presenza viva nel tessuto cittadino” grazie alla “sua capacità di aggiornamento e rinnovamento”. Una di quelle che Giorgio Cosmacini – firma assidua delle strenne – ha definito le “cinque stelle dell’assistenza”, insieme all’Ospedale Maggiore Policlinico, all’Ospedale dei bambini, all’Albergo dei Vecchi e agli Istituti Clinici di Perfezionamento di Luigi Mangiagalli. La centralità della “città più città d’Italia” (definizione di Giovanni Verga) è del resto evidente anche nell’impostazione di molte strenne di altro argomento, per esempio nei volumi dedicati al periodo meneghino di Leonardo e Foscolo, nonché di Einstein.

Le strenne del Pini dedicate alla Lombardia
Seconda per ricorrenze nei titoli, la parola “Lombardia” si conta una decina di volte, ma molte strenne disegnano geografie lombarde anche quando il nome della Regione nel titolo non c’è: Brianza e Poesia della “Bassa”, Amore di terra bresciana, All’ombra del San Carlone, il colosso che domina Arona sul Lago Maggiore. Affiora invece solo di sfondo una prospettiva nazionale, con i Maestri contemporanei dell’arte italiana, con i volumi sulle sculture e all’architettura nazionale “di tutti i tempi” e con Costumi popolari italiani. Emblematico sintomo di indipendenza, il termine “Patria” compare solo una volta in un titolo del 1918, e mai nel ventennio fascista.

Le “carissime” autrici delle strenne
Quanto agli autori, a colpire è la nutrita presenza di firme femminile: se il primo numero del 1879 ne conta già due (la Marchesa Colombi e Felicita Morandi), con una trovata originale l’anno quinto del Nuovo presagio è tutto scritto da donne. Fra le diciassette autrici, oltre alla coppia precedente che conferma la sua munifica disponibilità ecco Cordelia, Neera, Emma Perodi e Anna Vertua Gentile, cioè a dire il fior fiore della contemporanea letteratura popolare “in rosa”. È un’attenzione particolare al gentil sesso destinata a durare – nell’anno europeo delle pari opportunità esce Donne che cambiarono il mondo (2007) –, anche con volumi interamente firmati da autrici: il primo della serie è Voci di campanili (1896) di Sofia Bisi-Albini, seguito da I Rachitici nella storia e nella leggenda (1898) di Amalia Bianchi e da Santi ed eroi (1900) di Teresita Friedmann Coduri. Ad avvio del secolo il “racconto storico da Villafranca a Bezzecca” (1904) di Giuseppe Borghetti si intitola Tutto per lei, e due anni dopo L’anima del fanciullo scritto a quattro mani da Teresita e Flora Oddone si apre con una Lettera aperta di Ada Negri indirizzata alle “carissime” autrici. Senza contare chi è chiamata a collaborare per la sua competenza disciplinare, come Lia Gandolfi (Direttrice della Biblioteca d’arte) nel 1984 e Sandrina Bandera (Soprintendente e Direttore della Pinacoteca di Brera) nel 2014. Ma il primato spetta a Giulia Bologna, docente alla Statale e direttrice della Biblioteca Trivulziana, che firma addirittura tre strenne successive: 1990, ‘91 e ‘92. Sul fronte maschile – naturalmente molto più nutrito – conferisce invece prestigio e qualità alla collana il nome ricorrente di Emilio De Marchi, affermato romanziere non solo popolare.

I 140 anni delle strenne
A centoquarant’anni dalla prima pubblicazione, l’ASST Gaetano Pini-CTO ha deciso di dedicare una strenna alla ricostruzione di questa straordinaria iniziativa, valorizzando una collana unica nel suo genere. Il volume Istituto Ortopedico Gaetano Pini - 140 anni di strenne. 1879-2019 a cura di Luca Clerici e con la collaborazione del Dipartimento di studi letterari, filologici e linguistici dell’Università degli Studi di Milano offre una chiave interpretativa della cultura ambrosiana dal punto di vista storico, artistico e culturale e contribuisce in modo suggestivo a svolgere quella preziosa funzione umana e sociale che ha la memoria, mirabilmente sollecitata da questo volume che racconta la tradizione guardando al futuro.

 

 

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Ultimo aggiornamento: 27/07/2020