Storia

Presidio Pini 

La scuola ortopedica milanese nasce nel 1874, quando il medico Gaetano Pini fonda l’Associazione per la Scuola dei Rachitici per la cura dei tanti bambini affetti in quell’epoca da rachitismo. Ben presto si affiancano alla scuola un ambulatorio diretto dal medico Pietro Panzeri e un’officina ortopedica che studia e costruisce apparecchi per permettere ai bambini di muoversi e camminare.

Nel 1884 viene costruito un nuovo edificio: l’area è la stessa attualmente occupata dal Monoblocco A dell'odierno Presidio Ospedaliero Pini. La struttura, sita nel pieno centro di Milano, si afferma velocemente come la più prestigiosa struttura ortopedica in Italia, in grado di poter accogliere anche pazienti adulti.

Negli anni 1914-1915 viene costruito il Rifugio di viale Monza, Sezione Fisioterapica destinata all’attività riabilitativa e diventata nel tempo sede del Dipartimento di Medicina Fisica e Riabilitazione, fiore all’occhiello dell'ASST Gaetano Pini-CTO.

Attraverso la cura e la ricerca, dalla Scuola per bambini rachitici alla costituzione di un ospedale, dalle prime tecniche radiologiche alle più sofisticate tecniche di imaging, dalle sale operatorie convenzionali alla robotica, il Gaetano Pini diviene un ospedale modernissimo e all’avanguardia nelle tecnologie di settore, che a tutt'oggi è centro d'eccellenza a livello nazionale.

Presidio CTO

Parallelamente allo sviluppo del Presidio Pini nel Novecento, si sviluppa la storia del Centro Traumatologico Ortopedico CTO. Storia che si intreccia con lo sviluppo industriale della città di Milano. L’Ospedale sorge nel 1932 quale emanazione dell’INAIL, come Istituto per la Cura e Riabilitazione, in un’area caratterizzata, in passato, da un’elevata intensità industriale data la sua vicinanza alle fabbriche Pirelli, Ansaldo, Breda, Wagon Lits, ma anche al “Nuovo quartiere industriale raccordato” di Sesto San Giovanni, dove avevano sede le acciaierie Falck. Era necessario quindi avere in quell’area un ospedale che si occupasse degli infortuni sul lavoro.

Il CTO di Milano era costituito da una palazzina centrale a ferro di cavallo che conteneva tutti i servizi sanitari essenziali e anche i servizi accessori per una completa autonomia, con una propria officina meccanica per la costruzione di protesi.

Presidio Fanny Finzi Ottolenghi

Nel 2005, poi, il Pini inaugura un ospedale completamente dedicato alla fisiatria e riabilitazione, il Polo Riabilitativo di Via Isocrate 19: sito nella parte nord di Milano, il moderno ospedale accoglie e integra con strutture contemporanee l'attività di riabilitazione svolta presso "Villa Fanny Finzi Ottolenghi" già "Rifugio di viale Monza". Ed è proprio alla memoria della nobildonna benefattrice Fanny Finzi Ottolenghi che nel 2018 il Presidio viene intitolato. 

Il Presidio Ospedaliero Fanny Finzi Ottolenghigarantisce al paziente il livello di assistenza più appropriato al suo bisogno e consente di diminuire i tempi di degenza dei ricoveri per acuti, assicurando la continuità di cura e la presa in carico del paziente con vari gradi di disabilità.

La nascita dell'ASST Gaetano Pini-CTO

Dal 1 gennaio 2016, con l'accorpamento del CTO di via Bignami, 1, i tre Presidi costituiscono l'ASST Gaetano Pini-CTO, in attuazione della Legge Regionale 11 agosto 2015 – n. 23, “Evoluzione del sistema sociosanitario lombardo”.

Grazie a questo assetto, l'ASST Pini-CTO è oggi il punto di riferimento per l'ortopedia, la riabilitazione specialistica e la reumatologia, a livello locale su Milano, nonché regionale e nazionale.

Il rapporto con la città

Dal 1874 sino ai giorni nostri l'idea del fondatore Gaetano Pini è cresciuta e ha mutato forma, con la nascita e l'accorpamento di nuove strutture, unite dello stesso comune denominatore: essere punto di riferimento per l'Ortopedia e la Reumatologia e per tutte le patologie afferenti a queste macro aree. 

Ma non è l'unico fattore comune: a distinguere l'ASST Gaetano Pini-CTO è il rapporto con il territorio, in particolare con la città di Milano. Proprio per questo, nel 2014, per il 140^ anniversario dalla fondazione e l’Istituto Ortopedico Gaetano Pini sono state messe in piedi una serie di iniziative che hanno suggellato il connubio tra l'ospedale e la città.

Tra queste c'è "Milano WallArt": un progetto monumentale di arte pubblica che nasce dall’esigenza di rivalutare l’accesso dell’ospedale da Via Gaetano Pini, deturpato da scritte e abbozzi di graffiti. Nella volontà di donare alla città di Milano e alla Piazza, dove l’Ospedale ha sede da 140 anni, un intervento artistico che ha valorizzato i dintorni, il Gaetano Pini ha coinvolto le altre istituzioni presenti in zona, in particolare l’Archivio Storico Diocesano e il Convento della Visitazione, per poter aumentare l’appeal dell’intera zona, tra l’altro pedonale, e in prossimità di numerose scuole, bar e ristoranti: un punto di passaggio e di relax che ha potuto ottenere da questo investimento, sostenuto interamente da Fondazione Cariplo, un miglioramento estetico di enorme impatto visivo, contribuendo a creare un vero e proprio museo a cielo aperto unico nella città di Milano. 

Milano WallArt

È partito così un progetto innovativo di arte urbana, ideato dall’Ufficio Comunicazione dell'ASST Gaetano Pini-CTO, a cura di tre grandi firme della street art milanese - Pao (Paolo Bordino e Laura Pasquazzo), Ivan (Tresoldi, assistito dal calligrafo Francesco Muti) e il duo Orticanoodles (Walter Contipelli e Alessandra Montanari). Proprio questi ultimi hanno realizzato il più grande dei tre murales, che occupa circa 600 metri quadrati e corre per oltre 150 metri lungo il muro che circonda il Convento della Visitazione, tra piazza Andrea Ferrari, via San Calimero e via Mercalli. Sulla parete, accompagnati da citazioni e aforismi, i volti di 12 persone che hanno reso 'grande' Milano: Alda Merini, Franca Rame, Mariangela Melato, Elda Mazzocchi Scarzella ,Enzo Jannacci, Giorgio Gaber, Luchino Visconti, Claudio Abbado, Carlo Emilio Gadda, Marco Ferreri, Gian Maria Volontè, Gianfranco Ferrè e Gio Ponti.

Sul lato opposto della piazza, accanto alla chiesa, c'è il decoro calligrafico rosso e nero di Ivan che si sviluppa su 200 metri quadri. Mentre poco più lontano, su via Geatano Pini si possono vedere le forme astratte del murales di Pao che decorano le mura dell'ospedale.